Profilare i clienti o utenti: perché conviene?

da | Giu 4, 2020 | Research world

Profilare i clienti → Conoscere → Comunicare

“Il mondo è bello perché è vario”, recita un famoso proverbio italiano.

Che sia vero oppure no, è certo che chi si occupa di marketing farebbe bene a tenere sempre a mente questa breve ed incisiva massima e aggiungere tra le buone abitudini quella di profilare i clienti e i nuovi contatti.

Perché diciamo questo? Semplice. Perché i clienti non sono tutti uguali. Come non lo sono tra loro gli utenti o i rispondenti. Ognuno di loro ha determinate caratteristiche caratteriali, diverse propensioni d’acquisto, un diverso approccio agli eventi che devono essere tenuti a mente.

Non conoscere questi aspetti può essere molto dannoso per il proprio business. Nel migliore dei casi non si otterranno risultati. Nel peggiore, si otterranno per la maggior parte risultati imprecisi, lacunosi e non veritieri.

Per questo motivo…

profilare i clienti vuol dire conoscere

Conoscere è la base di partenza per ogni strategia di web marketing che punti ad essere efficace.

Questo aspetto si fa particolarmente evidente nel settore delle ricerche di mercato, dove tutto ruota intorno alla comunicazione, pensata come strumento di raccolta di dati.

Profilare i propri clienti permette di diversificare la comunicazione, adattandola alle caratteristiche specifiche di ogni potenziale cliente. Inoltre, serve a garantire precisione e un maggior controllo sull’uso delle proprie risorse.

Ogni cliente porta con sé una serie di informazioni preziose per il ricercatore: approcciarsi nel modo corretto a queste informazioni è l’unico modo possibile per estrapolarle ed usarle ai fini di ricerca.

Creare valore

Profilare i propri clienti serve quindi a conoscerli meglio, ad essere informati circa le loro esigenze per poter elaborare strategie e proposte che puntino a trasformarli in clienti ed utenti attivi.

E per quanto riguarda le indagini di mercato?

Profilare gli utenti è alla base di qualunque ricerca di mercato.

Un esempio: ci è stato chiesto di sviluppare un’indagine relativa al consumo di latte in polvere per neonati. Come troveremo i rispondenti, se prima non li avremo profilati? A chi sottoporremo un questionario, se nel nostro database mancano le informazioni necessarie?

Si tratta, è evidente, di due esempi davvero banali ma che servono a far capire con chiarezza quanto sia imprescindibile possedere una scheda cliente/utente aggiornata, completa e approfondita.

Si tratterà quindi di fondamentale importanza dedicare le adeguate risorse alla profilazione del cliente, che dovrà essere eseguita in modo preciso, approfondito e ragionato.

Questo servirà a diversi scopi:

  • ridurre i tempi di studio, gestione e avvio del progetto
  • studiare e produrre un questionario in linea con il proprio target
  • avviare una campagna di marketing adeguata
  • avere un maggior numero di risposte e di interazioni
  • ottenere interazioni approfondite e utili ai fini della ricerca

Attraverso l’uso dei programmi dedicati, si potrà raccogliere ed elaborare un numero elevato di informazioni.

Profilare il proprio cliente non è semplice ma non deve necessariamente essere un’operazione complessa. Infatti, spesso basta sottoporre al rispondente una serie di domande (anche banali). In questo modo potremo scoprire al momento dell’avvio dell’indagine, se il profilo in questione è adatto o meno alla ricerca e se potrà creare valore per noi e per il lavoro che ci accingiamo a svolgere.

Elemento chiave: il target

Sappiamo che profilare significa ottenere una lista di nominativi e nuovi contatti di qualità su cui basare la nostra ricerca. Questa lista è quindi il punto di partenza per poter definire il target a cui sottoporre l’indagine.

Per chiarire il concetto useremo un esempio: dobbiamo eseguire un’indagine sul latte in polvere. La prima cosa da fare sarà quindi procurarsi una lista contenente i nominativi di donne con figli. Ma non basta, bisogna definire il target. Per farlo selezioneremo, tra i contatti in nostro possesso, quelli appartenenti a donne con un figlio di età inferiore ad 1 anno.

Ecco che il nostro target è stato definito.

Elemento chiave: il campione rappresentativo

Una volta chiarito qual è il target della nostra indagine, avremo necessità di ottenere un campione rappresentativo.

Tornando al nostro esempio sul latte in polvere, per assicurarci la rappresentatività dovremo intervistare per il 49,5% mamme di un neonato maschio, per il 49,5 % mamme di una bambina e per l’1% mamme di gemelli. In questo modo potremo calcolare gli invii di inviti basandoci sulle quote, risparmiando così una notevole quantità di tempo, di energie e di denaro.

Nel caso, ad esempio, la nostra indagine riguardasse unicamente le madri di gemelli, è chiaro che invitare solo loro alla compilazione del questionario ci assicuri un grande vantaggio.

Solo una precisa profilazione dei propri clienti e/o dei propri utenti può garantire questi risultati.

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